Il Congo dà energia alla rivoluzione tecnologica ma è impantanato nella povertà energetica

Project

SociaLite

Country
Africa

Year
2016

Ho viaggiato attraverso la Provincia di Katanga nel sud est della Repubblica Democratica del Congo, e tutto quello che ho trovato erano linee di trasmissione e una serie di promesse non mantenute. 

All’inizio di questo mese, ho avuto modo di ritornare a Lubumbashi, nel sud est della Repubblica Democratica del Congo (RDC), una vivace città dove ho vissuto da bambina.

Quello che mi ha colpita, viaggiando nella campagna, sono state le linee elettriche – erano ovunque, attraversando i villaggi, le città e le foreste, trasmettendo elettricità alle miniere e ai centri urbani nella ex provincia di Katanga. Dopo aver visto così tante linee elettriche e pilastri, ho imparato a individuare la linea di trasmissione ‘Inga’: una struttura alta, rassomigliante alla Torre Eiffel, con due barre appese da un lato, e una dall’altro.

Come mi disse un abitante, “Lo so che questa elettricità proviene da Inga, dalla parte opposta del nostro Paese…”. Ma non ha mai visto un singolo kilowatt di questa elettricità nel suo villaggio.

Il Katanga, che era una delle province più benestanti della RDC, nel 2015 è stato diviso in quattro province. E’ una ricca regione mineraria che fornisce cobalto, rame, stagno, radio, uranio e oro al mondo sviluppato, per qualsiasi cosa, dai cellulari all’energia nucleare. A causa di questa attività mineraria, nel sud della RDC c’è sempre stata una domanda di energia più alta.

Le dighe Inga 1 e 2 sono state costruite negli anni ’70 e ’80 per alimentare le miniere, con una linea di trasmissione lunga 1700 km che connette gli impianti elettrici nell’ovest della RDC alle miniere del Katanga, nel sud est. La linea di trasmissione scavalca milioni di Congolesi sul suo tragitto, lasciandoli al buio. Vicino alle dighe, i legittimi proprietari della terra sono stati trasferiti senza compensazione e derubati dei loro mezzi di sostentamento; un colpo da cui non si sono ancora ripresi.

 

Un balzo di quasi 50 anni, ma è sempre la stessa storia

La RDC è un esempio da manuale della maledizione delle risorse: ha abbondanti risorse naturali ma ne trae poco in termini di sviluppo e di controllo. Oggi, più del 65% dei Congolesi vivono sotto la soglia di povertà, mentre tonnellate delle loro risorse sono saccheggiate e i ricavi sottratti.

Dalla conclusione ufficiale nel 2003 della guerra civile nella RDC, la Banca Mondiale ha versato al Paese più di 1 miliardo di dollari per riabilitare le centrali elettriche di Inga e la linea di trasmissione che arriva al Katanga per alimentare l’estrazione mineraria. (Più recentemente, la Banca Mondiale ha cancellato il suo supporto alla proposta della diga Inga 3, a causa dell’interferenza politica da parte del governo). La Banca ha anche finanziato una nuova estensione della linea di trasmissione, che incrocia centri urbani e pesa sui villaggi situati sul percorso, per connettere Katanga alle aree minerarie in Zambia.

I cittadini hanno gridato allo scandalo, criticando la Banca perché finanzia regolarmente linee di trasmissione che eludono le popolazioni coinvolte. Perciò la Banca Mondiale ha provveduto a fornire infrastrutture minime per sette villaggi situati sul nuovo percorso di trasmissione. E’ stata costruita una scuola e un ospedale in ogni villaggio ed è stata installata un’illuminazione pubblica di base nelle vie principali dei villaggi. Le comunità locali erano inizialmente contente di questi nuovi servizi: un giovane di Shinga ci disse che il loro ospedale locale aveva pazienti anche del vicino Zambia. Tuttavia, molte delle promesse fatte non sono state mantenute, e questa verità è riecheggiata in tutti e sette i villaggi.

“Abbiamo avuto numerosi meeting con la SNEL [la società elettrica della RDC]. Ci hanno promesso che sarebbero venuti a installare l’elettricità nelle nostre case. Non li abbiamo visti da allora. Tutto quello che abbiamo è l’illuminazione pubblica, ma in casa, siamo al buio”, ci ha detto un membro della comunità locale.

Durante la nostra prima sosta a Nguba, abbiamo visto il capo villaggio portare un pannello solare danneggiato durante lo spostamento. "Molte persone qui hanno cambiato le strutture delle loro case, sperando di ottenere l'elettricità", ci ha detto il capo. Ma l'elettricità promessa non si è mai materializzata.

L'accesso all'energia domestica non è l'unica promessa non mantenuta. Le persone che sono state danneggiate dalle linee di trasmissione nel villaggio di Shinga, ci hanno detto che non hanno ricevuto alcun risarcimento per aver dato il diritto di passaggio, e gli è stato comunicato che i fondi erano stati rubati.

Ora questi villaggi, che sono stati costretti a cedere le loro terre per le linee elettriche, si stanno preparando per l'ennesimo scavalcamento. Così come attualmente previste, le linee di trasmissione dalla proposta diga Inga 3 traccerebbero gli stessi percorsi attraverso i loro villaggi – questa volta per raggiungere città e miniere nel Sud Africa - e il ciclo si ripeterebbe.

 

Sofferenze alla fonte

Per me, è impossibile dissociare queste linee elettriche dalle popolazioni di Inga o del Fiume Congo, dove l’elettricità viene generata.

Sono stata a Inga molte volte, e ho visto le persone nullatenenti, che sono state sgomberate con la forza dalle loro terre e non si sono mai riprese.

Ho trascorso del tempo negli insediamenti degli sgomberati di Inga - Kilengo, Mvuzi 3, Lundu, Lubwaku e Camp Kinshasa, e ho sentito e visto la sofferenza delle persone imbrogliate dal loro stesso governo. Non hanno elettricità, eppure sono le più vicine alle dighe di Inga, più vicine di chiunque altro. Mi fa male solo a pensarci. A mille miglia di distanza, le loro sorelle e fratelli sotto le linee elettriche nel Katanga soffrono dello stesso problema: nessuna energia.

Per tutto il tempo, il governo e i finanziatori non riescono a rispondere a una semplice domanda: come possono questi cosiddetti progetti di sviluppo fornire sviluppo se non riescono a provvedere ai bisogni fondamentali delle persone?

Una volta ho partecipato a un incontro con Bruno Kapandji, il capo dell’agenzia governativa incaricata di Inga 3, che chiedeva alla società civile di diventare ambasciatore di Inga 3. Il Signor Kapandji non sapeva che stava predicando a una convinta sostenitrice dello sviluppo orientato alle persone, e a un’amante del fiume Congo. Dopo tutto quello che ho visto, ascoltato e sperimentato, le uniche persone che potrei mai rappresentare o la cui causa posso promuovere a questo proposito, sono gli Inga - la gente di Kilengo, Lubwaku, Mvuzi 3, Camp Kinshasa e Lundu, che vivono nell'incertezza riguardo a quando o se Inga 3 finirà per sconvolgere le loro vite, e la gente di Nguba, Shinga, Kampemba, Tumbwe e gli altri villaggi che vivono sotto le linee elettriche. Queste linee trasmettono abbastanza energia elettrica per alimentare più di 10 milioni di famiglie, eppure questa è destinata tutta alle miniere e per niente alle persone comuni. Queste sono le persone che non beneficeranno di Inga 3, ma i cui mezzi di sostentamento saranno danneggiati. Queste persone sono unite nel dire No a Inga 3, ma sì all'elettricità e sì allo sviluppo.

La storia dimostra, nel nostro Paese e altrove, che le dighe lasciano regolarmente una scia di povertà. Milioni di dollari sono stati investiti in Congo, ma alla maggior parte delle persone mancano ancora i servizi di base. Così mentre altri stanno promuovendo la diga Inga 3, noi stiamo dicendo no a uno sviluppo che non porterà benefici alle persone.

Scritto da Ange Asanzi